Esperienza e Cervello: i diversi livelli della coscienza

Esperienza e Cervello: i diversi livelli della coscienza

La coscienza, ossia la nostra esperienza cosciente, è strettamente connessa al ‘chi’ siamo, al ‘chi’ diventiamo, a quello che, nella psicologia contemporanea viene definito ‘Sé’. Il cervello mappa costantemente la sua stessa attività. Per autoregolarsi. Una mappa neurale è un cluster di scariche neurali, in cui la coscienza registra le informazioni apprese dall’esperienza. In questo articolo, ripercorrendo gli studi del neurobiologo Antonio Damasio, andiamo a vedere i diversi strati dell’esperienza cosciente, ossia della Coscienza. Ma cos’è la coscienza? Non è propriamente una ‘cosa’.

Aprendo il dizionario, possiamo vedere le differenti definizioni di questo termine.

coscienza/co·scièn·za/sostantivo femminile
  1. La facoltà immediata di avvertire, comprendere, valutare i fatti che si verificano nella sfera dell’esperienza individuale o si prospettano in un futuro più o meno vicino.”aver piena c. della gravità del momento”
  2. Nel linguaggio comune, la valutazione morale del proprio agire, spesso intesa come criterio supremo della moralità: agire con c. (o secondo c.); venire a patti con la propria c.; avere, non avere c.

Definizioni da Oxford Languages

A. Damasio (1999) ha messo in evidenza almeno tre diversi tipi di coscienza-sé:

– Al livello di base, abbiamo le mappe di primo ordine, situate nelle strutture più profonde del tronco dell’encefalo. Questi pattern regolano i processi di auto- conservazione: l’insieme delle funzioni somatiche, che mantengono in vita il nostro corpo (il ritmo del respiro e del cuore o l’apparato che mantiene costante la nostra temperatura) e i comportamenti istintivi di attacco-fuga-freezing. Queste mappe vanno a costituire il proto-sé, senza il quale non potrebbero sussistere gli altri due livelli di coscienza. Tale proto-sé, di cui abbiamo poca consapevolezza, è correlato con la nostra esperienza di base essenziale e può essere definito un sé primordiale.

– Ad un livello ‘superiore’, troviamo invece il sé nucleare: il proto-sé al tempo 1 è confrontato con il proto-sé al tempo 2. Questa forma di coscienza include anche l’attenzione ed è rivolta al mondo esterno. Per questo potrebbe essere definita come coscienza del qui e ora.

– Infine, c’è la mappa di terz’ordine: il sé autobiografico. Quest’ultimo tipo di coscienza emerge con il linguaggio ed è in grado di registrare i cambiamenti che avvengono al sé nucleare nel corso del tempo.

Queste ‘mappa’ è utile per farci comprendere come la coscienza non sia un fenomeno unitario, una cosa tra le cose, paragonabile ad un oggetto di studio tradizionale. La coscienza ci parla del ricercatore, della ricerca, dell’esperienza concreta connessa al fare ricerca. Parliamo, quindi, delle premesse che consentono qualsiasi processo conoscitivo.

Osservare, studiare, fare ricerca sulla coscienza ci apre un mondo. Un mondo variegato, multiforme, sorprendente in cui cominciamo intravedere come la nostra semplice esperienza di esserci sia contraddistinta da una straordinaria complessità di elementi.

La teoria del codice multiplo proposta dalla Bucci

A riguardo, sembra utile riferirsi alla teoria del codice multiplo proposta dalla Bucci (1997). Nella teoria del codice multiplo vengono differenziate tre modalità fondamentali in cui gli esseri umani elaborano le informazioni, comprese quelle emotive, e formano rappresentazioni interne: il modo subsimbolico non-verbale, il modo simbolico non-verbale ed il modo simbolico verbale.

L’elaborazione subsimbolica riguarda quegli stimoli non-verbali, processati “in parallelo”, come riconoscere le emozioni nell’espressione facciale altrui o riconoscere una voce: in altre parole, riguarda le conoscenze procedurali, intuitive.

L’elaborazione simbolica non-verbale riguarda invece le immagini mentali (ma anche suoni, azioni, ecc.) che, pur presenti alla coscienza, non possono essere tradotte in parole.

La modalità simbolica verbale, infine, riguarda il linguaggio, quel potente codice di comunicazione che ci permette di condividere il proprio mondo interno con gli altri.

Nel modello della Bucci, i tre sistemi, governati da principi differenti, sono connessi. In particolare, l’autrice sottolinea l’importanza del processo referenziale nel connettere il sistema non-verbale al verbale: tale capacità può modificare gli schemi emotivi, che caratterizzano il mondo rappresentazionale del bambino, ben prima dello sviluppo del linguaggio. I racconti autobiografici, infatti, che caratterizzano il nostro sé, iniziano come un processo non linguistico (Damasio, 1999). Il nostro cervello sembra registrare racconti non-verbali nelle nostre reti neurali delle esperienze d vita infantili.

Questo processo può svolgersi al di sotto della consapevolezza, soprattutto se tali reti neurali non sono connesse con l’area prefrontale laterale.
Se l’emisfero sinistro, o in altri termini, il sistema verbale, non entra in connessione con il sistema dei ricordi autobiografici, molti schemi emotivi possono rimanere fuori dalla coscienza esplicita del sé.

Lo sviluppo della consapevolezza di sé implica una predisposizione ad avvicinarsi alle esperienze, anche spiacevoli, e ad etichettare verbalmente le esperienze emotive, inibendo, in questo modo, l’azione della amigdala (attraverso connessioni rientranti a partire dalle aree corticali correlate all’attività verbale cosciente).

L’integrazione tra i diversi livelli a livello narattivo, potrebbe essere correlato alla costruzione di reti neurali che processano informazioni diverse tra loro. Per sviluppare storie di vita coerenti, è fondamentale integrare le importanti informazioni autobiografiche presenti nella parte di cervello ‘non verbale’, occupata ad elaborare la situazione effettivamente presente in cui il nostro corpo è immerso. Delle storie di vita coerenti, quindi, non sono solo ‘storie’, ma un’attività che ci permette di orientarci meglio nel mondo, sapendo leggere quello che ci accade le emozioni che viviamo divengono più comprensibili, più sensate, perchè si intravede l’orizzonte d’attesa che quelle stesse emozioni aprono. Parlando in modo più semplice, se non mi accorgo che ho paura, può essere difficile fermare un cuore che batte all’impazzata. Una accresciuta consapevolezza di questi aspetti, spesso inconsci, può portare a degli insight e ad uno stile cognitivo più equilibrato.

Gli aspetti automatici degli schemi emotivi possono divenire espliciti e attraverso l’attività di riorganizzazione sinaptica favorita dalla corteccia prefrontale, possono essere cambiati (Siegel, 2007).
A questo riguardo, mi sembra opportuno citare l’esperimento di P. Ekman con un meditatore esperto, Osher: in tale esperimento, Osher riusciva, tramite la concentrazione, a sopprimere il consueto riflesso di trasalimento, dovuto ad un colpo di pistola sparato vicino al suo orecchio. Il riflesso di trasalimento dipende dall’attività del tronco dell’encefalo, che si pensava, prima di questo esperimento, fosse fuori dal controllo volontario del soggetto. Tale riflesso coinvolge anche i tiratori scelti della polizia, che si allenano quotidianamente a sparare. Osher, incredibilmente, attraverso il controllo intenzionale, non mosse neanche un muscolo della faccia e i cambiamenti fisiologici erano praticamente scomparsi (Goleman, 2003).

Questo è un esempio significativo di come la coscienza possa cambiare e gestire ciò che nella nostra cultura, tradizionalmente, viene definito automatico e involontario. Ovviamente per arrivare a gestire tali processi, servono anni di pratica meditativa, tuttavia, una pratica quotidiana di alcuni minuti, può portare le persone a modificare quelli schemi emotivi, o coazioni a ripetere, particolarmente resistenti al cambiamento, che le fanno soffrire, rafforzando le funzioni della coscienza.

Tale processo di integrazione promuove la connessione tra differenti regioni cerebrali e l’integrazione tra diverse aree cerebrali viene proposta, nella neurobiologia contemporanea, come il meccanismo alla base della formazione del sé.

Bibliografia

Bucci, W. (1997). Psychoanalysis and Cognitive Science: A Multiple Code Theory, Guilford: New York (Tr. it. Psicoanalisi e scienza cognitiva. Una teoria del codice multiplo. Giovanni Fioriti Editore: Roma, 1999).

Damasio, A.R. (1999). The Feeling of what Happens, Body and Emotion in the Making of Consciousness. Harcourt Brace: Orlando.

D. Goleman (2003). Healing Emotions: Conversations with the Dalai Lama on Mindfulness, Emotions, and Health. Daniel Goleman, The Dalai Lama Shambhala Publications, 2003 

Siegel, D.J. (2007). The Mindful Brain. Mind Your Brain, Inc. (Tr. it. Mindfulness e cervello. Raffaello Cortina Editore: Milano, 2009).

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