Cos’è la mindfulness? Le caratteristiche psicologiche

Cos’è la mindfulness? Le caratteristiche psicologiche

La mindfulness può essere definita come la consapevolezza di ciò che accade mentre sta accadendo, prestando attenzione al corpo, alle emozioni, ai pensieri (Kabat-Zinn, 2003). L’esperienza diretta del momento presente rappresenta un aspetto comune a tutti gli insegnamenti spirituali, ma la stessa esperienza può essere espressa in modo diverso, attraverso mappe concettuali differenti (Goleman, 1977). Non c’è da stupirsi, quindi, per l’estrema eterogeneità delle diverse concezioni dell’uomo nell’ambito delle filosofie orientali. Tale situazione rispecchia la moltitudine di teorie della personalità nella cultura occidentale (Goleman, 1977).

Tuttavia, tramite uno studio dell’esperienza associata alle pratiche meditative è possibile trovare molti aspetti concreti condivisi dai vari approcci. Sono state sviluppate, infatti, diverse pratiche per lo sviluppo della consapevolezza, ma tutte condividono l’attenzione all’esperienza concreta, momento per momento. La consapevolezza, d’altra parte, è una componente fondamentale e trasversale agli insegnamenti di varie tradizioni religiose: buddismo, cristianesimo, induismo, ebraismo e taoismo solo per citarne alcune.

La mindfulness, quindi, è uno stato della mente raggiungibile tramite la pratica della meditazione. La meditazione non è una pratica facile e non è passiva: richiede tempo, energia, determinazione, fermezza, disciplina. Questa tecnica presenta diverse forme tra cui le principali sono: la meditazione seduta, il body scan (l’esplorazione del corpo), la meditazione camminata, lo yoga e il tai-chi.

Negli ultimi decenni si è assistito in Occidente ad una sempre più rapida espansione delle pratiche meditative, le quali sono divenute un importante oggetto di studio scientifico. In questa tesi, la mindfulness verrà presentata da un punto di vista aconfessionale. Molti studiosi occidentali, d’altra parte, ritengono che la pratica buddista della meditazione, possa essere utilizzata come euristica per lo studio della natura della mente, al di fuori di una visione teistica (Lutz, Dunne, Davidson 2007).

E’ possibile, quindi, praticare una meditazione mindful di derivazione buddista e abbracciare alcuni aspetti della visione psicologica della mente connessa a questa prospettiva, indipendentemente dal credo religioso (Siegel, 2007).

Le esperienze meditative portano ad un aumento della consapevolezza che permette di vivere il qui e ora in modo più presente e attento alle novità del quotidiano, in uno stato di calma non reattiva. Questa accresciuta sensibilità ci rende più consapevoli dei nostri automatismi mentali e attraverso un processo autocoscitivo apre la strada al cambiamento. La pratica della mindfulness è stata introdotta sia in ambiti educativi che clinici, essendo integrabile con differenti approcci terapeutici. Infatti, tale pratica sembra rafforzare il processo di guarigione, le difese immunitarie ed il generale senso di benessere (Davidson, Kabat-Zinn, Schumacher et al,, 2003). Capire come lo sviluppo della consapevolezza possa portare questi benefici, sia dal punto di vista fisico che mentale, è lo scopo di questo capitolo.

Quali sono le caratteristiche psicologiche della Mindfulness?

Per esplorare i diversi aspetti della mindfulness sono stati elaborati molti questionari. Uno studio sintetico di queste indagini indipendenti individua cinque fattori principali (Baer, Smith, Hopkins, Krietemeyer, Toney, 2006):

1) Accettazione e diminuita reattività nei confronti dell’esperienze interne (sentimenti, emozioni).

2) Aumentata capacità di osservare e descrivere sentimenti, percezioni, pensieri, anche se dolorosi.
3) Aumentata consapevolezza e concentrazione, diminuzione degli automatismi e della disattenzione.
4) Aumentata capacità descrittiva delle proprie credenze e aspettative.
5) Atteggiamento non giudicante rispetto all’esperienza: aumentata capacità di comprensione verso sé stessi e gli altri


Contattare il momento presente comporta l’allentare l’identificazione con i propri pensieri, per poterli osservare e in caso cambiare. Non c’è niente di male nel perdersi nei propri pensieri o negli automatismi. Tuttavia, se la nostra attenzione è sempre diretta verso qualcosa di diverso da quello che stiamo facendo, col tempo, finiamo per sentirci vuoti e la vita diventa ripetitiva (Siegel, 2007).

La capacità di vivere il presente esalta i momenti belli e permette di affrontare in modo migliore i momenti di difficoltà. La mindfulness comporta quindi una particolare forma di consapevolezza, libera dalle distorsioni della mente, che consiste nell’essere testimoni dei propri pensieri (Amadei, 2009) e in quanto tale è un processo di metacognizione. La mindfulness non consiste quindi nel non perdersi nei pensieri, ma nell’essere consapevoli di farlo, così come comporta la consapevolezza delle nostre emozioni, delle nostre, intenzioni e dell’ambiente in cui siamo immersi, radicandoci attivamente in quello che stiamo facendo.

Come riporta Amadei, “grazie al lavoro di psicoterapeuti di fama internazionale come John Kabat-Zinn(1990), Tara Bennet-Goleman (2000) e Marsha Linehan (1993), la sinergica integrazione di un lavoro psicoterapeutico di stampo occidentale con pratiche di meditazione derivate dalla tradizione orientale sembra prefigurare una riconciliazione non solo tra psicologie, ma ben più ampiamente tra visioni del mondo” (Amadei, 2006, pp. 335-336).

Un approccio integrato per comprendere la Mindfulness

Per comprendere a pieno questa tecnica e le esperienze associate ad essa (inclusi i benefici a livello clinico-terapeutico) è importante chiarire la cornice epistemologica che guida l’indagine di un fenomeno complesso come quello della mindfulness. In Psicologia X Tutti si cercherà, attraverso un approccio integrato, di accostare in modo coerente i risultati e le conclusioni di tre diversi modi di conoscere la meditazione e l’esperienza mindful ad essa associata:

1) verrà descritta l’esperienza soggettiva;

2) saranno presentate analisi neuroscientifiche e ricerche sperimentali;

3) questi risultati verranno accostati e integrati all’interno di una teoria neurodinamica.

Per giungere ad una buona integrazione, però, è necessario chiarire la prospettiva teorica attraverso la quale si faranno interagire queste diverse dimensioni conoscitive. Integrare dati in prima e terza persona in modo scientifico è un’impresa complessa. Saranno, quindi, esplicitate le indispensabili premesse epistemologiche di questi studi.

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